Undertourism

Undertourism

Tabella dei Contenuti

dal concetto alle strategie sostenibili di Protur Media

Luoghi remoti e poco conosciuti, lontani dalla folla, incarnano lo spirito dell’undertourism. L’undertourism è la tendenza a visitare destinazioni meno frequentate, fuori dai circuiti turistici di massa, offrendo esperienze autentiche e a basso impatto per i viaggiatori e le comunità locali.

In contrapposizione all’overtourism (sovraffollamento turistico), l’undertourism disperde i flussi verso mete alternative, alleviando la pressione sulle destinazioni popolari e portando benefici economici e culturali ad aree altrimenti trascurate.

Questo approccio privilegia un turismo sostenibile e responsabile, in linea con la crescente domanda di viaggi più rispettosi dell’ambiente e delle identità locali.

Di seguito approfondiamo le caratteristiche, i benefici e le sfide dell’undertourism, per poi presentare un manifesto strategico promosso da Protur Media per incentivare questo modello turistico.

Caratteristiche chiave dell’Undertourism

  • Meno folla e più spazio: Le destinazioni di undertourism accolgono pochi visitatori, garantendo un’esperienza tranquilla e personale lontana dalle masse. Si tratta spesso di luoghi vicini o regionali, a volte poco pubblicizzati, dove il viaggiatore può godere dei propri ritmi e spazi senza la folla tipica delle mete più gettonate. Questo significa anche viaggiare in periodi fuori stagione, evitando i picchi di alta stagione e distribuendo i flussi in modo più equilibrato.

  • Autenticità culturale: L’undertourism punta su esperienze genuinamente locali. I viaggiatori che scelgono queste mete cercano un contatto diretto con la cultura e le tradizioni del luogo, interagendo con le comunità in modo rispettoso. Ciò consente di riscoprire borghi, aree interne e realtà minori che conservano intatte le proprie usanze, enogastronomia e patrimonio, offrendo un’esperienza più immersiva rispetto ai circuiti turistici standard.

  • Sostenibilità ambientale: Alla base dell’undertourism vi è un forte orientamento alla sostenibilità. Significa adottare pratiche di viaggio a basso impatto – ad esempio muovendosi con mezzi pubblici, in bici o a piedi – e rispettare gli ecosistemi visitati. Visitando aree meno affollate, si riduce il carico sulle risorse naturali delle destinazioni più popolari, contribuendo alla conservazione dell’ambiente e alla tutela dei siti culturali. Spesso l’undertourism si associa al turismo lento, privilegiando itinerari dolci e soggiorni prolungati che permettono di apprezzare la natura senza fretta.

  • Destinazioni alternative: Per definizione, l’undertourism incoraggia a scoprire mete nascoste o emergenti invece dei soliti luoghi iconici. Si tratta di “perle” poco conosciute – che non compaiono nelle classifiche turistiche mainstream – ma ugualmente ricche di fascino e attrattive. Queste destinazioni alternative possono essere località geograficamente vicine (ad esempio all’interno dello stesso Paese) o semplicemente siti ignorati dal turismo di massa. Il loro potenziale turistico spesso è inespresso, ma grazie all’undertourism possono diventare nuove tappe per viaggiatori curiosi in cerca di autenticità.

Gerace Borgo Esperienze Marketing Turistico Destagionalizzazione

Benefici dell’Undertourism

  • Diversificazione economica dei territori: Portare visitatori in aree poco turistiche aiuta a redistribuire i benefici economici del turismo. Invece di concentrare tutte le entrate su poche mete famose, l’undertourism favorisce lo sviluppo di economie locali in zone marginali. Piccoli borghi, aree rurali e regioni periferiche possono così trarre nuovo sostentamento dall’afflusso, seppur moderato, di viaggiatori. Si crea un circuito virtuoso in cui artigiani, ristoratori e operatori locali vedono crescere opportunità di reddito, riducendo la dipendenza economica dai soliti poli turistici.

  • Preservazione di cultura e patrimonio: L’attenzione verso destinazioni minori porta con sé valorizzazione del patrimonio culturale locale. Tradizioni, feste patronali, dialetti, artigianato e gastronomie tipiche ricevono nuova visibilità e vengono preservati grazie all’interesse dei visitatori. L’undertourism, infatti, incentiva le comunità a mantenere vive le proprie usanze e a presentarle con orgoglio ai turisti. Questo scambio culturale arricchisce sia i locali che i viaggiatori, contribuendo a salvaguardare l’identità dei luoghi. Inoltre, i proventi del turismo diffuso possono essere reinvestiti nel restauro di beni storici e nella protezione di siti artistici fuori dai grandi circuiti.

  • Riduzione dell’impatto sulle mete sovraffollate: Distribuendo meglio i turisti nello spazio e nel tempo, l’undertourism allevia la pressione sui luoghi presi d’assalto dal turismo di massa. Ciò contribuisce a mitigare problemi noti dell’overtourism, come il degrado ambientale, l’eccessivo carico su infrastrutture urbane e i conflitti con i residenti. Ad esempio, se una parte di viaggiatori sceglie destinazioni alternative o periodi di bassa stagione, città d’arte e siti naturalistici famosi ne traggono beneficio in termini di sostenibilità. Questo equilibrio aiuta a mantenere la qualità della vita locale e la qualità dell’esperienza turistica, evitando sia il sovraffollamento che il completo abbandono di alcune aree.

  • Esperienza di viaggio migliorata: Chi pratica undertourism spesso vive viaggi più rilassati e significativi. Lontano dai classici itinerari “mordi e fuggi”, il viaggiatore ha il tempo di approfondire la conoscenza di un luogo, instaurare un dialogo con gli abitanti e scoprire angoli nascosti. Ne risulta un’esperienza più ricca e personale, che molti trovano più appagante rispetto al turismo convenzionale. Anche dal punto di vista psicologico, viaggiare senza ressa permette di apprezzare meglio paesaggi e monumenti, con un coinvolgimento emotivo maggiore. In sintesi, l’undertourism offre spesso quel senso di autenticità e scoperta che è al cuore del viaggio, aumentando la soddisfazione dei turisti stessi.

Sfide e criticità dell’Undertourism

  • Sostenibilità economica per le comunità locali: Un basso numero di visitatori, se da un lato evita il sovraffollamento, dall’altro può mettere a rischio la redditività delle attività turistiche in loco. Piccoli B&B, guide locali, ristoranti e servizi potrebbero non raggiungere l’equilibrio economico necessario a sopravvivere se i flussi rimangono esigui o concentrati in pochi mesi all’anno. Ad esempio, in regioni come la Calabria – ricche di attrattive ma fuori dai tradizionali circuiti – l’“undertourism” cronico si traduce in un tessuto turistico fragile: al di fuori di poche località e del picco estivo, il territorio resta vuoto e le imprese faticano a riaprire, i giovani emigrano e i visitatori occasionali non trovano servizi adeguati. Questa stagionalità estrema e discontinua è un modello fallimentare che genera rassegnazione nelle comunità locali. La sfida è dunque garantire che il turismo diffuso sia anche economicamente viabile tutto l’anno, fornendo supporto e strategie di destagionalizzazione a chi investe in queste aree.

  • Carenze infrastrutturali e di servizi: Spesso le destinazioni poco visitate soffrono di infrastrutture inadeguate – trasporti pubblici carenti, strade non ottimali, servizi igienici e ospitalità limitate – che scoraggiano ulteriormente i potenziali visitatori. Come evidenziato ancora dal caso della Calabria interna, fuori stagione “i treni diventano rari, i collegamenti interni quasi inesistenti. Non c’è flusso, non c’è continuità, non c’è progetto”. Questa mancanza di progettualità e investimenti di base crea un circolo vizioso: pochi turisti arrivano perché mancano servizi, ma i servizi non vengono potenziati perché mancano turisti. Per sbloccare il potenziale dell’undertourism è necessario colmare queste lacune infrastrutturali – trasporti, informazione, ricettività – così da rendere le destinazioni accessibili e accoglienti senza snaturarle.

  • Scarsa promozione e consapevolezza: Un altro ostacolo è la limitata visibilità delle mete di undertourism. Molti viaggiatori semplicemente non conoscono l’esistenza di determinati borghi o parchi, oppure non li considerano opzioni di viaggio per mancanza di informazioni accattivanti. Le destinazioni minori raramente compaiono nelle campagne pubblicitarie nazionali o nei cataloghi dei tour operator. Ciò si deve anche a una mancanza di strategie di marketing mirate e di cooperazione tra gli attori locali. Ad esempio, è noto che circa il 70% dei turisti in Italia si concentra su appena l’1% del territorio – le solite mete famose – mentre intere aree restano fuori dalle mappe turistiche. Questa “Italia dimenticata” è spesso ricca di bellezze, ma paga l’assenza di una narrazione efficace. Incrementare la promozione, preferibilmente in maniera autentica e digitale, è essenziale affinché l’undertourism decolli e attiri quei viaggiatori in cerca di alternative.

  • Rischio di sfruttamento e impatto negativo: Sebbene l’undertourism nasca come turismo sostenibile, c’è il potenziale rischio che, se non gestito correttamente, anche destinazioni fragili possano subire impatti negativi. Comunità molto piccole o ecosistemi delicati potrebbero essere sfruttati o alterati da un afflusso, seppur modesto, di visitatori non regolamentati. Ad esempio, l’apertura al turismo di un’area naturalistica incontaminata senza adeguati piani di tutela potrebbe portare rifiuti, disturbo alla fauna o speculazione sulle risorse locali. Per evitare ciò, è fondamentale implementare una gestione attenta del territorio: stabilire la capacità di carico di ogni sito (il numero massimo di visitatori sostenibile senza danni), definire regole chiare di comportamento per i turisti e coinvolgere la popolazione nel monitoraggio. Solo un’azione coordinata può prevenire che l’undertourism degeneri in nuove forme di pressione antropica o di commodification culturale (mercificazione della cultura locale). Il principio guida deve restare quello di uno sviluppo turistico responsabile, dove la crescita dei flussi non compromette ma anzi rafforza le risorse ambientali e sociali del luogo.

Dall’overtourism all’undertourism

Un cambio di prospettiva

Le dinamiche dell’undertourism spostano l’attenzione dal problema del sovraffollamento (overtourism) a quello opposto: la mancata valorizzazione di molte destinazioni con potenziale. Invece di concentrarsi unicamente sul contenimento dei flussi nelle mete superstar, l’undertourism propone di colmare il divario sviluppando quelle aree rimaste ai margini del turismo. In altre parole, il problema non sono solo le destinazioni sovraffollate, ma anche (e soprattutto) le opportunità mancate in quelle meno conosciute. Questa visione, sostenuta anche dagli esperti di settore, evidenzia come spesso il turismo di massa sia disfunzionale: pochi luoghi fanno “il pieno” mentre tutto intorno dominano vuoto e stagnazione.

n Italia, campagne come “99% of Italy” hanno portato all’attenzione generale questa realtà, mostrando cartelli provocatori con scritto “Rome is full. Italy isn’t” («Roma è piena. L’Italia no»). Il messaggio è chiaro: esistono enormi giacimenti turistici inespressi nel restante 99% del territorio nazionale. Figure come Christian Zuin (CEO di Protur Media) sottolineano che il vero nodo è l’undertourism, definendo il modello turistico attuale di certe regioni come una “stagionalità selvaggia + concentrazione estrema = modello fallimentare”. L’undertourism, al contrario, invita a ripensare completamente il paradigma: immaginare una Calabria (o qualsiasi altra area sottovalutata) che alzi un cartello con scritto “Calabria isn’t full. It’s still waiting” («La Calabria non è piena. Sta ancora aspettando»)

Questo cambio di prospettiva implica nuovi occhi e nuovi strumenti per raccontare il territorio. Significa passare da una comunicazione patinata, che vende sempre gli stessi luoghi, a una narrazione sincera che metta in luce le mancanze ma anche le potenzialità del territorio. Invece di spostare le masse da un punto all’altro indiscriminatamente, si tratta di fare scelte mirate: frammentare i flussi in tanti piccoli segmenti di viaggiatori, ciascuno attratto da un micro-prodotto tematico (es. turismo outdoor, enogastronomico, artistico, spirituale, ecc.) calibrato sui suoi interessi. In questo modo si smembrano le masse in sotto-pubblici gestibili, incanalandoli verso esperienze diverse distribuite sul territorio e nel corso dell’anno.

Chiaramente, tutto ciò richiede strategie pianificate e condivise. Bisogna creare reti locali tra amministrazioni, associazioni e imprese per sviluppare insieme l’offerta turistica, elevare la qualità dei servizi e migliorare le competenze tecniche di chi opera nel settore. Spesso, infatti, le destinazioni “undertourist” soffrono di assenza di cultura imprenditoriale turistica, scarsa professionalizzazione e miopia di visione da parte di chi dovrebbe gestirle. Per vincere la sfida dell’undertourism occorre investire in formazione, marketing territoriale intelligente e progettualità di lungo periodo. Solo così quelle località che oggi faticano a ottenere visibilità potranno sfruttare il turismo come risorsa sostenibile e duratura, anziché subirlo come elemento occasionale o estraneo.

Manifesto di Protur Media per la promozione dell’Undertourism

Alla luce di quanto emerso, Protur Media – I Comunicatori del Turismo propone un manifesto di intenti e azioni per promuovere l’undertourism come strategia di sviluppo sostenibile. Questo manifesto delinea i principi guida e le iniziative chiave ritenute fondamentali per trasformare le destinazioni dimenticate in opportunità, creando un turismo più equilibrato, autentico e partecipativo.

  • Pianificazione strategica e infrastrutture sostenibili: Ci impegniamo a identificare le destinazioni nascoste con alto potenziale e a pianificarne lo sviluppo turistico in modo sostenibile. Ogni territorio sarà analizzato in termini di capacità di carico, esigenze infrastrutturali e servizi di base necessari per accogliere i visitatori senza snaturarsi. Investiremo in miglioramenti mirati – dai trasporti locali alla segnaletica, fino alla connettività digitale – per rendere accessibili questi luoghi, garantendo al contempo che la crescita dei flussi resti entro limiti gestibili e rispettosi dell’ambiente.

  • Coinvolgimento delle comunità e crescita delle competenze: Mettiamo le comunità locali al centro delle strategie di undertourism. Ogni progetto turistico sarà condiviso con residenti, operatori e istituzioni del territorio fin dalle fasi iniziali. Offriremo programmi di formazione e supporto per sviluppare la cultura imprenditoriale nel turismo, elevare la qualità dell’ospitalità e preservare l’autenticità dell’offerta. Crediamo che i cittadini debbano diventare protagonisti e custodi del proprio sviluppo turistico: dal piccolo artigiano al giovane imprenditore, tutti avranno voce e opportunità per contribuire e beneficiare dei nuovi flussi di visitatori.

  • Turismo sostenibile tutto l’anno: Promuoviamo un modello di turismo destagionalizzato e attento all’ambiente. Le nostre strategie mirano a distribuire i visitatori durante l’intero arco dell’anno, valorizzando periodi e eventi fuori stagione per evitare sia i picchi estivi sia i lunghi periodi di inattività. Incentiveremo forme di turismo lento – trekking, cicloturismo, cammini culturali, soggiorni rurali – che riducano l’impronta ecologica e consentano ai viaggiatori di apprezzare con calma i luoghi. Ogni destinazione svilupperà linee guida per la tutela degli ecosistemi locali (dalla gestione dei rifiuti al rispetto della fauna e flora), così che l’aumento dei visitatori non comprometta ma rafforzi la conservazione ambientale e il benessere delle comunità.

  • Autenticità e qualità dell’esperienza: Al centro dell’undertourism poniamo l’esperienza autentica del visitatore. Ci impegniamo a sviluppare e promuovere prodotti turistici che rispecchino l’identità locale – dalla cucina tradizionale alle manifestazioni culturali, dall’architettura tipica alle leggende del luogo. Ogni esperienza sarà pensata per garantire qualità elevata, cura del dettaglio e rispetto per la cultura ospitante, evitando forme di folclore artificiale o banalizzazione commerciale. Vogliamo che il viaggiatore entri in sintonia con il “genius loci” di ogni destinazione, vivendo momenti unici e significativi. Allo stesso tempo, puntiamo a standard di accoglienza professionali: strutture ricettive diffuse ma confortevoli, guide preparate, servizi sicuri e inclusivi, così che l’undertourism non sia turismo “di serie B” ma un’alternativa eccellente al turismo di massa.

  • Promozione mirata e comunicazione trasparente: Trasformeremo il modo di comunicare le destinazioni meno conosciute, adottando strategie innovative e oneste. Utilizzeremo il marketing digitale, i social media e le reti di influencer responsabili per dare visibilità ai “tesori nascosti”, creando storytelling coinvolgenti ma veritieri. Ogni campagna di promozione metterà in risalto ciò che rende unico un luogo, senza però nascondere le sue caratteristiche reali o criticità: niente slogan vuoti, ma informazioni utili e racconti autentici. In linea con la visione “99% of Italy”, diremo basta alle cartoline stereotipate e sì a una narrazione che educa i viaggiatori a guardare oltre le mete più famose. La trasparenza sarà un valore centrale: promuoveremo ciò che esiste davvero sul territorio, affinché chi arriva trovi le proprie aspettative allineate alla realtà, instaurando così un rapporto di fiducia duraturo tra destinazione e visitatore.

  • Diversificazione dei target e nicchie di mercato: Per evitare nuove concentrazioni e saturazioni, adotteremo un approccio di segmentazione dei flussi turistici. Studieremo i diversi profili di viaggiatori (famiglie, escursionisti, appassionati di storia, enogastronomi, ecc.) e per ognuno creeremo proposte ad hoc sul territorio. Questa frammentazione “chirurgica” delle offerte consentirà di accogliere pubblici ristretti ma mirati, distribuendoli su varie località in base ai loro interessi specifici. Ad esempio, un borgo medievale potrà diventare meta per gli amanti della storia e dell’arte, mentre un parco naturale attrarrà escursionisti e birdwatcher, e così via. In tal modo, si disperdono le masse in tanti ruscelli anziché in un unico fiume, garantendo un impatto minore e un’esperienza più coerente per ciascun segmento. Protur Media favorirà la creazione di itinerari tematici e reti di collaborazione tra destinazioni complementari, così da offrire ai viaggiatori percorsi completi e diversificati, scoprendo le mille sfaccettature di un territorio senza concentrarle in un solo punto.

Con questo manifesto, Protur Media intende farsi promotrice di un nuovo paradigma turistico in Italia, incentrato sull’undertourism come risposta concreta e lungimirante alle sfide del turismo contemporaneo.

Crediamo fermamente che un turismo distribuito, autentico e sostenibile non solo allevi i problemi dell’overtourism, ma soprattutto dia opportunità a quelle comunità rimaste finora ai margini, liberando energie e risorse finora inespresse.

Attraverso azioni congiunte di pianificazione, formazione, promozione e tutela, vogliamo dimostrare che un altro viaggio è possibile: un viaggio fatto di rispetto, di scoperta e di reciproco arricchimento tra viaggiatore e destinazione.

Protur Media invita istituzioni, imprese turistiche e cittadini a unirsi in questo cammino: insieme possiamo trasformare l’undertourism da concetto a realtà, costruendo un futuro in cui ogni angolo d’Italia – e del mondo – abbia la chance di splendere con la propria luce.

Vuoi trasformare la tua destinazione dimenticata in un’esperienza indimenticabile?

Se credi che il tuo territorio meriti di essere raccontato, vissuto e valorizzato, Protur Media è il partner giusto per te.

Costruiamo insieme una strategia di undertourism che attiri viaggiatori consapevoli, generi valore per la comunità e lasci un impatto positivo e duraturo.

Scrivici a info@proturmedia.com per una consulenza gratuita.

Il turismo può cambiare il destino di un territorio. Inizia oggi.

Sono Christian Zuin, Tourism Marketing Strategist e CEO di Protur Media, agenzia di comunicazione e marketing turistico con sede a Reggio Calabria. Sono Project Manager di Visit Reggio Calabria. Mi occupo di destination management, GEO e AI search, formazione per operatori del turismo nel Mezzogiorno.

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