Otto milioni di calabresi nel mondo, zero dati su quanti tornano davvero
La Regione Calabria ha nominato gli Ambasciatori delle Radici. I Comuni di Aicotur hanno celebrato la Giornata dell’Abbraccio il 12 agosto. Il Ministero degli Esteri ha portato il programma Italea alla seconda fase.
Nel frattempo, nessuno sa dire quanti viaggiatori delle radici siano arrivati in Calabria nel 2025.
Non è una provocazione. È un limite tecnico delle statistiche turistiche italiane, e condiziona ogni decisione presa su questo segmento negli ultimi tre anni.
Tabella dei Contenuti
Il buco statistico: cosa registrano davvero i dati sul turismo
Le rilevazioni ufficiali contano tre cose: arrivi, presenze e nazionalità del visitatore. Non registrano la motivazione del viaggio.
Un discendente di emigrati che parte da Toronto per cercare la casa del bisnonno a Cardeto entra nelle statistiche come turista canadese. Indistinguibile da chiunque altro arrivi dal Canada per qualsiasi ragione.
L’osservazione è stata formulata con chiarezza dagli analisti di Open Calabria, che sui dati ISTAT 2024 hanno rilevato come Stati Uniti, Canada e Australia generino insieme oltre 136 mila presenze in Calabria.
Quel numero contiene turisti delle radici, viaggiatori d’affari, coppie in vacanza e visitatori di passaggio. In quale proporzione, non lo sa nessuno.
Perché questo cambia tutto
Un segmento che non si misura non si può valutare. Non si sa se una campagna ha funzionato, se un investimento ha reso, se un anno è andato meglio del precedente.
Il Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027 ha assegnato al Ministero degli Esteri 200 milioni di euro per riqualificare siti e percorsi turistici nel Centro-Sud, e a maggio 2026 sono state firmate le convenzioni dei quattro progetti pilota.
Duecento milioni si stanno muovendo su un segmento del quale non esiste una linea di base misurata.
I numeri che invece esistono, e che quasi nessuno legge
I dati regionali del 2025, ancora provvisori, dicono che la Calabria ha registrato 2.070.887 arrivi e 9.113.532 presenze.
Gli stranieri pesano per 480.772 arrivi e 2.159.150 presenze, pari al 23,7% delle presenze totali.
Fin qui, il racconto che conosciamo. Il dato interessante arriva quando si guarda quanto restano, provincia per provincia.
| Provincia | Arrivi stranieri | Presenze straniere | Permanenza media |
|---|---|---|---|
| Vibo Valentia | 237.547 | 1.284.622 | 5,41 giorni |
| Crotone | 16.856 | 77.519 | 4,60 giorni |
| Catanzaro | 65.125 | 267.445 | 4,11 giorni |
| Cosenza | 84.188 | 317.515 | 3,77 giorni |
| Reggio Calabria | 77.056 | 212.049 | 2,75 giorni |
Elaborazione Protur Media su dati Osservatorio Turistico Regione Calabria, anno 2025, valori provvisori.
Il paradosso di Reggio Calabria
La Città Metropolitana raccoglie il 16% degli arrivi stranieri della regione. Ne trattiene il 9,8% delle presenze.
Due notti e mezza di permanenza media. Meno della metà di Vibo Valentia.
Ora incrociamo il dato con quello che sappiamo del viaggiatore delle radici. Attraversa un oceano, spesso con la famiglia, dopo aver pianificato per mesi. Non viene per due notti.
Nella provincia che ha alimentato per un secolo le comunità calabresi di Toronto, New York e Melbourne, gli stranieri se ne vanno prima di aver disfatto la valigia.
Due spiegazioni possibili. O i viaggiatori delle radici in provincia di Reggio non arrivano. Oppure arrivano, e nessuno li trattiene.
Entrambe raccontano lo stesso problema: il segmento non è presidiato da nessuno.
Chi è davvero il viaggiatore delle radici nel 2026
La Farnesina stima in circa 80 milioni il bacino formato da italiani all’estero, italo-discendenti e oriundi. I dati raccolti dal Ministero degli Affari Esteri mostrano una progressione netta.
Nel 1997 l’ENIT contava 5,8 milioni di turisti delle radici. Nel 2024 erano 6,6 milioni, con una crescita del 13,8%. Per il 2026 la stima arriva a 7,4 milioni.
Per la Calabria il bacino potenziale è enorme: 1,8 milioni di residenti, 430 mila iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero e circa otto milioni di calabresi nel mondo, secondo i dati citati dalla Regione a agosto 2026.
Terza generazione, non prima
Chi torna oggi raramente ha lasciato la Calabria. Non parla italiano, al massimo conosce due parole di dialetto. Ha trent’anni, vive a Toronto o a Philadelphia, e ha scoperto un cognome su un documento.
Questo cambia tutto rispetto al viaggio di ritorno degli anni Ottanta. Il turista delle radici di terza generazione non torna: arriva per la prima volta.
Non ha una casa di famiglia dove dormire. Non ha parenti che lo aspettano alla stazione. Non sa dove si trova l’archivio parrocchiale.
È, a tutti gli effetti, un turista internazionale. Con una motivazione che nessun altro turista internazionale ha.
Cosa cerca
L’elenco è ripetitivo e sorprendentemente pratico. Il registro parrocchiale con l’atto di battesimo. Il cimitero con la lapide del cognome. La casa o quello che ne resta. La cucina di una famiglia vera, non di un ristorante.
Cerca conferme materiali di una storia raccontata. Ogni conferma trovata allunga il soggiorno, ogni porta chiusa lo accorcia.
Perché la struttura ricettiva media lo perde
Il viaggiatore delle radici prenota come tutti: portale, sito, telefono. Nessun campo del sistema di prenotazione dice perché sta venendo.
Arriva in una struttura organizzata per il turismo balneare. Colazione, spiaggia, escursione alle Eolie, cena. Un’offerta che per lui non ha alcuna rilevanza.
Chiede dov’è il municipio di un paese a quaranta chilometri. Alla reception rispondono che non lo sanno, e la conversazione finisce lì.
Tre errori che accorciano il soggiorno
Il primo è non chiedere. Nessuno domanda al cliente straniero perché ha scelto quel paese specifico. La domanda costa dieci secondi e cambia l’intero soggiorno.
Il secondo è non sapere. Un albergatore che non conosce gli orari dell’ufficio anagrafe del proprio Comune non può accompagnare nessuno da nessuna parte.
Il terzo è vendere la cosa sbagliata. A chi cerca il paese del bisnonno si propone il tour delle spiagge. La proposta non è offensiva: è semplicemente inutile, e comunica che nessuno ha capito.
Il costo dell’errore è più alto del normale
Un turista qualunque deluso non torna e scrive una recensione tiepida. Un viaggiatore delle radici deluso porta a casa un fallimento personale.
Ha attraversato un oceano per chiudere una storia di famiglia e non ci è riuscito. Non lo racconterà come una vacanza mediocre: lo racconterà come una porta chiusa.
E lo racconterà a una comunità intera, perché le comunità della diaspora si parlano.
Sei mosse per riconoscere e trattenere il viaggiatore delle radici
Nessuna di queste richiede fondi pubblici o autorizzazioni. Sono cambiamenti di processo, applicabili da lunedì.
1. Aggiungere una domanda alla prenotazione
Un campo facoltativo nel form: cosa la porta in questa zona. Chi cerca le proprie origini lo scrive, perché ne è orgoglioso.
Da quel momento hai un cliente segmentato e sai come organizzare il soggiorno.
2. Costruire la mappa dei servizi genealogici locali
Ufficio anagrafe del Comune, orari e referente. Archivio parrocchiale, nome del parroco, giorni di apertura. Cimitero, custode, registro delle sepolture.
Sono cinque telefonate. Una volta fatte, valgono per sempre.
3. Allungare il soggiorno con una ragione, non con uno sconto
Chi arriva per due notti resta cinque se trova qualcosa da fare che riguarda la sua ricerca. Un accompagnamento in Comune, una visita al cimitero con qualcuno che conosce i cognomi del paese, un pranzo in una famiglia del posto.
Lo sconto sulla terza notte non funziona: non è venuto per risparmiare.
4. Preparare il personale a una sola domanda
“Da quale paese veniva la sua famiglia?” Chi lavora alla reception deve saperla fare e deve sapere cosa farne della risposta.
5. Lavorare in rete tra strutture e Comuni
Nessuna struttura ha da sola tutto quello che serve. Il Comune ha i registri, la parrocchia gli archivi, il ristorante la cucina di famiglia, il B&B il letto.
Le reti che funzionano sono quelle in cui ognuno sa a chi passare la richiesta che non può soddisfare.
6. Documentare e misurare
Contare quanti clienti dichiarano una motivazione legata alle origini. Annotare da dove vengono e quanto restano.
In sei mesi hai il dato che non esiste da nessuna parte, e sei l’unico ad averlo.
Il quadro istituzionale: cosa si sta muovendo davvero
Il programma Italea, lanciato dal Ministero degli Affari Esteri con i fondi PNRR, ha costruito una rete territoriale in tutte le regioni italiane, con un portale nazionale e la Italea Card che raccoglie oltre 760 partner tra produttori locali e catene nazionali.
In Calabria il coordinamento è affidato a Radici in Viaggio, impresa sociale che gestisce Italea Calabria.
Nel maggio 2026 il tavolo tecnico ha aperto la seconda fase, con un bilancio dei primi anni: circa duemila eventi di promozione, dei quali 720 organizzati nei piccoli borghi, e tre milioni di partecipanti alle iniziative realizzate nel mondo.
Il livello regionale
La Regione Calabria ha avviato con i Comuni di Aicotur il progetto “L’abbraccio: le radici diventano ponti”, con la nomina degli Ambasciatori delle Radici nelle comunità calabresi all’estero.
Aicotur riunisce Comuni sotto i 40 mila abitanti ed è stata costituita in Calabria nel 2024.
Cosa manca ancora
Il livello politico si è mosso. Il livello statistico no, e senza quello i risultati restano invisibili.
Manca anche il livello intermedio: la formazione degli operatori che quei viaggiatori dovrebbero accogliere. Una rete di Comuni che nomina ambasciatori all’estero, mentre le strutture ricettive del proprio territorio non sanno riconoscere un viaggiatore delle radici alla reception, ha costruito metà del ponte.
Il vantaggio di chi si organizza per primo
Il segmento ha tre caratteristiche che lo rendono interessante per la Calabria, e che raramente si trovano insieme.
È destagionalizzante. Chi viene a cercare le proprie origini non cerca il mare. Aprile, maggio, settembre e ottobre funzionano meglio di agosto, perché gli uffici sono aperti e i paesi non sono vuoti.
Va nelle aree interne. I paesi dell’emigrazione sono nell’entroterra, dove il turismo balneare non arriva. La stessa logica che abbiamo analizzato parlando di strategia europea per il turismo 2030 e aree interne calabresi.
Ha un valore di spesa alto. Il viaggio intercontinentale è già stato pagato. Chi ha speso 1.200 euro di volo non lesina sui servizi che rendono utile il viaggio.
Sul terreno delle emozioni e delle responsabilità collettive ci siamo già espressi in turismo delle radici: un patrimonio ignorato. Quella analisi resta valida, e questi numeri le danno una base misurabile.
Sono Christian Zuin, Tourism Marketing Strategist e CEO di Protur Media, agenzia di comunicazione e marketing turistico per la Calabria. Mi occupo di destination management, GEO/AI search e formazione per operatori del turismo nel Mezzogiorno.
Il dato che ti manca è quello che nessuno ha
La Calabria ha un segmento turistico che cresce, è destagionalizzante, va nelle aree interne e spende. E non ha idea di quanto sia grande.
Chi comincia a misurarlo dentro la propria struttura si costruisce un vantaggio che non dipende da bandi né da programmi ministeriali. Dipende da una domanda posta al momento giusto e da cinque numeri di telefono.
Con Chora progettiamo e vendiamo esperienze di viaggio nei borghi e nelle aree interne calabresi, compresi i percorsi di ritorno per chi cerca le proprie origini. Trovi il progetto sulla pagina Protur Chora.
Se gestisci una struttura o amministri un Comune e vuoi capire se questo segmento ti riguarda, prenota una call conoscitiva gratuita di 30 minuti: guardiamo insieme i tuoi dati di provenienza e permanenza e vediamo cosa dicono.
Fonti: Osservatorio Turistico Regione Calabria, movimento clienti negli esercizi ricettivi anno 2025, dati provvisori; Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sezione Turismo delle Radici; elaborazioni Open Calabria su dati ISTAT 2024; Regione Calabria, comunicati agosto 2026.
Ultimo aggiornamento: agosto 2026. I dati regionali 2025 sono provvisori e possono essere rivisti dall’Osservatorio.
FAQ - Domande frequenti sul turismo delle radici in Calabria
Secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri erano 6,6 milioni nel 2024, con una stima di 7,4 milioni per il 2026. Nel 1997 l’ENIT ne contava 5,8 milioni.
La Regione Calabria indica circa otto milioni di calabresi nel mondo, comprese le generazioni successive alla prima. Gli iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero sono 430 mila, su 1,8 milioni di residenti.
No. Le statistiche turistiche registrano nazionalità, arrivi e presenze, non la motivazione del viaggio. Il segmento non è isolabile con i dati pubblici disponibili.
Nel 2025 la permanenza media degli stranieri è stata di 4,49 giorni. Il valore varia molto per provincia: 5,41 giorni a Vibo Valentia, 2,75 a Reggio Calabria.
La provincia raccoglie il 16% degli arrivi stranieri regionali ma solo il 9,8% delle presenze. Il dato indica un’offerta che intercetta il passaggio senza costruire ragioni per fermarsi.
È il programma di promozione del turismo delle radici lanciato dal Ministero degli Affari Esteri con i fondi PNRR e NextGenerationEU. Comprende un portale nazionale, una rete territoriale regionale e la Italea Card.
Il coordinamento regionale è affidato a Radici in Viaggio, impresa sociale, nell’ambito del progetto ministeriale.
È l’Associazione italiana comuni turismo delle radici, costituita in Calabria nel 2024 e composta da Comuni con meno di 40 mila abitanti. Ha promosso la Giornata dell’Abbraccio e gli Ambasciatori delle Radici.
Il Ministero degli Affari Esteri ha ottenuto 200 milioni di euro sul Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027 per riqualificare siti e percorsi turistici nel Centro-Sud. Le convenzioni dei quattro progetti pilota sono state firmate nel maggio 2026.
Prevalentemente fuori stagione, perché ha bisogno di uffici pubblici e archivi aperti. Aprile, maggio, settembre e ottobre funzionano meglio dei mesi estivi.
Sì, e spesso meglio di una grande. Il viaggiatore delle radici cerca relazione e conoscenza del territorio, non servizi standardizzati. Un B&B con un titolare che conosce i cognomi del paese ha un vantaggio che un resort non può replicare.
Da una domanda in fase di prenotazione e da cinque telefonate: Comune, parrocchia, cimitero, un ristorante disposto a cucinare in casa, una guida locale. È il minimo indispensabile per non perdere chi arriva.


