PROTUR MEDIA

I Comunicatori del Turismo

Destination management per i Comuni del Sud

DMO, Destination Manager e l'anello che manca

Un piccolo Comune della Locride pubblica un bando per “valorizzare le eccellenze del territorio”. Tre mesi dopo, il sito è online, la pagina Facebook ha 400 follower, e i flussi turistici non sono cambiati di un punto percentuale. Il problema non è il budget. È che nessuno gestisce la destinazione. La gestisce, semmai, qualcuno che fa anche altro.

Questo articolo spiega cosa sono davvero le DMO (Destination Management Organization), che funzione ha il Destination Manager, qual è la qualifica professionale che la legge italiana riconosce per questo lavoro, e perché — nel modello Asistemia Turistica — la DMO è uno dei sette anelli che decidono se un territorio resta un distretto amministrativo o diventa una destinazione vera.

Tabella dei Contenuti

Cos'è una DMO e perché non è un ufficio turistico

Una DMO non è un IAT con un nome più elegante. Secondo la definizione operativa adottata dalle Regioni italiane (Puglia, L.r. 1/2002 art. 3, come modificata dalla L.r. 15/2025), la DMO è “l’organizzazione finalizzata al coordinamento e alla gestione integrata della destinazione turistica, favorendo la collaborazione tra soggetti pubblici e privati”. In altre parole: non promuove soltanto, governa.

L’ultima mappatura nazionale completa, realizzata da ENIT in collaborazione con l’Università IULM, ha censito 185 DMO attive in Italia: 21 regionali, 105 subregionali, 37 urbane, 22 convention bureau. È il dato più solido disponibile a livello nazionale; non risultano censimenti pubblici più recenti, quindi va trattato come fotografia di riferimento, non come numero aggiornato in tempo reale.

Lo stesso studio classifica le Regioni italiane in quattro modelli di governance:

  • Modello 1 — DMO regionale che accentra le funzioni principali
  • Modello 2 — DMO regionale + rete di DMO locali via legge regionale (il modello più diffuso: Abruzzo, Alto Adige, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Puglia)
  • Modello 3 — assenza di un soggetto dedicato, funzioni gestite direttamente dall’amministrazione pubblica, con “assenza di separazione tra ruoli politici e manageriali” e “debolezza di integrazione e coordinamento con il livello locale” (Calabria, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, secondo la classificazione ENIT-IULM)
  • Modello 4 — soggetti privati o misti nati per iniziativa locale, fuori da una cornice regionale unica

 

La Calabria, in questa fotografia, è nel gruppo più debole. Non per mancanza di norme sul turismo — la Regione ne ha diverse, dalla L.r. 13/1985 (art. 65, attività promozionali) alla L.r. 8/2008 (riordino dell’organizzazione turistica regionale) fino alla L.r. 2/2019 (art. 1 comma 2, distretti turistici regionali) — ma perché nessuna di queste norme istituisce una DMO nel senso tecnico del termine. Il distretto turistico regionale calabrese resta un perimetro, non un sistema di gestione.

Qualcosa si è mosso: a TTG Travel Experience di Rimini, nell’ottobre 2025, Daniele Donnici — destination manager e responsabile Calabria di Assidema — ha dichiarato pubblicamente la volontà della Regione di superare il modello dei distretti turistici e introdurre le DMO. È un’intenzione politica annunciata, non ancora una legge. Vale la pena monitorarla, non darla per acquisita.

Cosa fa davvero un Destination Manager

Il Destination Manager non vende pacchetti turistici e non è un assessore. Coordina. Le sue funzioni tipiche, ricorrenti nelle linee guida regionali più recenti (Puglia, DGR 1652/2025; Campania, Linee guida DMO 2025), includono:

  • Analisi della destinazione: flussi turistici, capacità ricettiva, attrattori, andamento degli ultimi tre anni
  • Costruzione del prodotto turistico integrato: non promuove un singolo attrattore, mette in relazione ricettività, enogastronomia, cultura, mobilità
  • Gestione del business plan triennale: la DMO non è un comitato d’intenti, è un soggetto con bilancio, organico e obiettivi misurabili
  • Coordinamento del patto di destinazione: l’accordo formale tra Comuni, operatori privati, Camere di Commercio, terzo settore
  • Rendicontazione e monitoraggio: KPI di flusso e di qualità dell’esperienza, non solo numero di post pubblicati

 

È un ruolo tecnico, non politico, anche se spesso politicizzato o subordinato ai voleri “politici e partitici” che a volte c’azzeccano, altre volte…

Dove i due ruoli si sovrappongono — come segnala lo studio ENIT-IULM per i territori a governance debole — il risultato è quasi sempre discontinuità: ogni cambio di amministrazione azzera la strategia.

La qualifica che pochi conoscono: Tecnico della progettazione, definizione e promozione di piani di sviluppo turistico

Esiste in Italia una figura professionale specifica, riconosciuta nel repertorio nazionale delle qualificazioni (figura n. 248), di IV livello EQF: il “Tecnico della progettazione, definizione e promozione di piani di sviluppo turistico e promozione del territorio”.

Le sue competenze, descritte nei profili regionali, comprendono:

  • Definire, con i soggetti pubblici e privati del territorio, l’immagine turistica della destinazione e i piani di qualificazione dell’offerta
  • Progettare piani di sviluppo turistico integrati e azioni di promozione in Italia e all’estero
  • Effettuare il controllo e il monitoraggio dei piani sui servizi erogati dal sistema di offerta turistica
  • Costruire un sistema partecipativo di orientamento per imprese ed enti erogatori di servizi pubblici

 

In Calabria, il rilascio dell’attestato di qualifica per questa figura avviene ai sensi dell’art. 40 della Legge Regionale 18/85 e dell’art. 14 della Legge 845/78 e successive modifiche e integrazioni — la cornice normativa che regola la formazione professionale riconosciuta sul territorio regionale, valida anche per l’ammissione ai concorsi pubblici.

Questo è il punto che i bandi pubblici raramente collegano: un Comune può finanziare una piattaforma digitale per la destinazione, ma se non ha al suo interno (o in convenzione) una figura con questa qualifica — o un Destination Manager con competenze equivalenti — la piattaforma resta senza chi la governa.

È esattamente il paradosso documentato dai bandi PNRR sul turismo: infrastrutture senza formazione.

La DMO come anello di congiunzione nel modello Asistemia Turistica

Nel modello Asistemia Turistica, la DMO operativa è uno dei sette anelli che collegano il distretto amministrativo (perimetro) alla destinazione percepita dal mercato (identità riconoscibile). Come ogni anello, può trovarsi in tre stati.

Anello attivo. Esiste un soggetto DMO formalmente riconosciuto, con personale dedicato (compreso un Destination Manager o un Tecnico qualificato), un business plan, un patto di destinazione firmato da operatori pubblici e privati, e un sistema di monitoraggio dei risultati. È il caso del Modello 2 ENIT-IULM: Puglia e Campania, dopo le riforme 2025, si muovono in questa direzione con riconoscimenti formali, scadenze, requisiti minimi di flusso turistico (in Puglia, oltre 500.000 presenze cumulative per ambito).

Anello dormiente. Esistono norme regionali sul turismo, esistono distretti turistici, esistono perfino figure professionali formate — ma non c’è un soggetto operativo che le metta in relazione. È la condizione descrivibile per la Calabria oggi: leggi regionali stratificate dal 1985 al 2019, un’intenzione politica dichiarata a TTG 2025, ma nessun atto che istituisca formalmente una DMO con personalità giuridica, bilancio e mandato.

Anello assente. Non esiste alcuna previsione normativa né alcun soggetto, nemmeno informale, che si occupi di governance della destinazione. Il territorio dipende interamente da iniziative individuali di singoli operatori o Comuni isolati.

La differenza tra questi tre stati non è semantica. Un anello dormiente può attivarsi con una decisione politica e un atto amministrativo. Un anello assente richiede prima la costruzione delle condizioni minime — a partire, spesso, dalla formazione delle competenze tecniche necessarie a farlo funzionare.

5 best practice per la creazione e gestione di una DMO

Per i decisori pubblici — assessorati al turismo, Unioni di Comuni, GAL — che valutano se e come istituire una DMO, cinque indicazioni operative emerse dai modelli regionali più avanzati.

1. Partire dai flussi, non dai confini amministrativi. Il modello Puglia (DGR 1652/2025) ancora la DMO agli Ambiti Turistici Ottimali: aree omogenee per flussi e potenzialità, non per appartenenza provinciale. Una DMO disegnata sui confini comunali spesso non raggiunge la massa critica per essere sostenibile.

2. Separare il ruolo politico dal ruolo manageriale fin dallo statuto. È la debolezza più citata dallo studio ENIT-IULM per i territori a governance fragile. Il Destination Manager deve rispondere a obiettivi e KPI, non al ciclo elettorale.

3. Vincolare il riconoscimento a un business plan triennale verificabile. Sia Puglia sia Campania richiedono, per il riconoscimento (prima provvisorio, poi definitivo dopo 180 giorni), una struttura dell’organico, un funzionigramma e le fonti di finanziamento. Senza questo, la DMO resta un atto di intenti.

4. Investire prima nelle competenze, poi nella tecnologia. Una piattaforma di Destination Management System (DMS) senza un Tecnico della progettazione turistica o un Destination Manager qualificato che la gestisca è un costo, non uno strumento. Il Tourism Digital Hub nazionale stesso parte dal presupposto di DMO strutturate a monte.

5. Costruire da subito un sistema di dati condiviso. È l’anello più spesso assente nei territori in Asistemia Cronica: senza dati condivisi tra Comuni, operatori e DMO, ogni decisione resta basata su impressioni, non su evidenza. È anche la condizione che la DGR 1652/2025 e le linee guida campane chiedono esplicitamente come parte del fascicolo di candidatura.

Per un approfondimento sul modello di destination management applicato ai Comuni calabresi, inclusi i casi concreti di Bagnara Calabra e Oriolo, l’articolo destination management per Comuni e DMO in Calabria entra nel dettaglio degli strumenti operativi (Visit HUB, Visit STORY, Visit DATA, Visit COMMUNITY).

Fonti istituzionali citate

  • ENIT, Governance del turismo e profilo delle DMO italiane — analisi realizzata con Università IULM, 2022 (enit.it)
  • Regione Puglia, Linee Guida per il riconoscimento delle DMO, DGR n. 1652 del 29/10/2025, attuativa della L.r. 15/2025 (regione.puglia.it)
  • Regione Campania, Linee guida DMO e Avviso pubblico, D.D. n. 310/2025, Direzione Generale Politiche Culturali e Turismo
  • Regione Calabria, L.r. 13/1985, L.r. 8/2008, L.r. 2/2019 — quadro normativo regionale sul turismo (Piano Esecutivo Annuale 2025, regione.calabria.it)
  • Repertorio nazionale delle qualificazioni, figura n. 248, IV livello EQF — base normativa regionale Calabria: art. 40 L.r. 18/85 e art. 14 L. 845/78 e ss.mm.ii.

 

Nota metodologica: i dati sul numero di DMO attive in Italia fanno riferimento all’ultima mappatura nazionale pubblica disponibile (ENIT-IULM, 2022). Non risultano censimenti aggiornati pubblicati successivamente. Le riforme regionali (Puglia, Campania) citate sono del 2025 e rappresentano lo stato più recente verificabile.

Sono Christian Zuin, Tourism Marketing Strategist e CEO di Protur Media, agenzia di comunicazione e marketing turistico per la Calabria. Mi occupo di destination management, GEO/AI search e formazione per operatori del turismo nel Mezzogiorno. 

FAQ

Cos'è una DMO (Destination Management Organization)?

Una DMO è l’organizzazione che coordina e gestisce in modo integrato una destinazione turistica, favorendo la collaborazione tra soggetti pubblici e privati. Non si limita alla promozione: governa flussi, prodotto turistico e qualità dell’esperienza, secondo la definizione adottata dalle normative regionali italiane più recenti.

 

Quante DMO esistono in Italia?

L’ultima mappatura nazionale pubblica, realizzata da ENIT con l’Università IULM nel 2022, ha censito 185 DMO attive: 21 regionali, 105 subregionali, 37 urbane e 22 convention bureau. Non risultano censimenti pubblici più aggiornati alla data di pubblicazione di questo articolo.

 

La Calabria ha una DMO regionale?

Allo stato attuale no. La Calabria dispone di una cornice normativa sul turismo (L.r. 13/1985, L.r. 8/2008, L.r. 2/2019 sui distretti turistici regionali), ma nessuna di queste leggi istituisce una DMO in senso tecnico. Nell’ottobre 2025, a TTG Rimini, è stata annunciata l’intenzione politica di introdurla.

 

Cosa fa un Destination Manager?

Analizza la destinazione, costruisce il prodotto turistico integrato, gestisce il business plan della DMO, coordina il patto tra Comuni e operatori privati, e monitora i risultati attraverso KPI di flusso e di qualità dell’esperienza. È una funzione tecnica, distinta dal ruolo politico-amministrativo.

 

 

Qual è la differenza tra distretto turistico e DMO?

Il distretto turistico è un perimetro amministrativo definito per legge. La DMO è un soggetto operativo con personale, bilancio e mandato di governance. Un territorio può avere un distretto turistico senza avere una DMO funzionante: è esattamente la situazione calabrese descritta in questo articolo.

 

Cos'è la qualifica di Tecnico della progettazione, definizione e promozione di piani di sviluppo turistico?

È una figura professionale del repertorio nazionale delle qualificazioni (n. 248), di IV livello EQF. Si occupa di analisi del territorio, progettazione di piani di sviluppo turistico, monitoraggio dei servizi e costruzione dell’immagine turistica della destinazione in collaborazione con soggetti pubblici e privati.

 

Quali leggi regolano questa qualifica in Calabria?

In Calabria l’attestato viene rilasciato ai sensi dell’art. 40 della Legge Regionale 18/85 e dell’art. 14 della Legge 845/78 e successive modifiche e integrazioni, la normativa quadro sulla formazione professionale regionale, valida anche ai fini dei concorsi pubblici.

 

Quanti modelli di governance DMO esistono in Italia?

Lo studio ENIT-IULM individua quattro modelli: DMO regionale accentrata; DMO regionale con rete di DMO locali via legge (il più diffuso, tra cui Puglia e Campania); assenza di soggetto dedicato con funzioni gestite dalla PA (tra cui la Calabria); soggetti misti o privati nati da iniziativa locale.

 

Quali Regioni italiane hanno il modello DMO più strutturato?

Secondo la classificazione ENIT-IULM, Abruzzo, Alto Adige, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia e Puglia adottano il modello più diffuso e maturo: DMO regionale affiancata da una rete di DMO locali istituite per legge regionale.

 

Cos'è l'Asistemia Turistica?

È il modello diagnostico ideato da Christian Zuin (Protur Media) che distingue tra distretto turistico, perimetro amministrativo, e destinazione turistica, identità riconosciuta dal mercato. Sette anelli di congiunzione — tra cui la DMO operativa — collegano i due livelli; ciascuno può essere attivo, dormiente o assente.

 

Quanto costa creare una DMO per un piccolo Comune?

Non esiste un costo standard pubblicato a livello nazionale: dipende da organico, ambito territoriale e fonti di cofinanziamento (regionali, FESR, FSE+). I bandi regionali più recenti richiedono un business plan triennale con strutturazione dei costi, non una stima a priori.

 

Una DMO può essere gestita da un solo Comune?

Le linee guida regionali più recenti (Puglia, Campania) richiedono il coinvolgimento di più Comuni e, in alcuni casi, una soglia minima di presenze turistiche cumulative (in Puglia, oltre 500.000). Una DMO mono-comunale raramente raggiunge la massa critica necessaria.

 

Che differenza c'è tra una DMO e una Pro Loco?

La Pro Loco è un’associazione di promozione locale con finalità prevalentemente volontaristiche e di animazione del territorio. La DMO è un soggetto con mandato di governance, business plan e responsabilità di coordinamento tra pubblico e privato: la Pro Loco può aderirvi come uno dei soggetti partecipanti, non sostituirla.

 

Quanto tempo serve per costituire una DMO?

Nei modelli regionali più recenti, dopo la presentazione della candidatura, il riconoscimento è inizialmente provvisorio; il soggetto proponente ha poi un termine definito (in Puglia, 180 giorni) per completare la costituzione formale e ottenere il riconoscimento definitivo.

 

Come si finanzia una DMO?

Le fonti tipiche combinano risorse regionali dedicate, fondi europei di programmazione (FESR, FSE+), quote di adesione degli operatori privati aderenti al patto di destinazione ed eventuali entrate da servizi. Il business plan triennale richiesto in fase di riconoscimento deve specificare la struttura di queste fonti.

 

Iscriviti alla newsletter di protur media

ricevi sempre le ultime news dal nostro blog e tutte le offerte sui nostri servizi!

TUTTI I DATI FORNITI SARANNO TRATTATI NEL PIENO RISPETTO DEL REGOLAMENTO UE 679/2016 E DEL D.LGS 196/2003 E SS.MM.II. E SARANNO UTILIZZATI AL SOLO FINE DI DAR SEGUITO ALLE SUE RICHIESTE. PER MAGGIORI DETTAGLI, CONSULTA LA NOSTRA PRIVACY POLICY.

Scopri di più da Protur Media - I Comunicatori Del Turismo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere