Pietrapennata. Visita al borgo silente
Tra canyon, leggende e sapori
C’è un silenzio che non è vuoto, ma pieno.
Un silenzio che sa di storie, di pietre consumate dal tempo, di voci che sembrano ancora risuonare tra le viuzze, anche se gli abitanti non ci sono più. Quel silenzio lo incontri a Pietrapennata, una frazione di Palizzi, incastonata nell’Aspromonte a 670 metri sul livello del mare.
Qui il tempo non è mai corso veloce: si è fermato, ha respirato, ha lasciato tracce. E oggi, varcare le soglie di questo borgo quasi abbandonato significa intraprendere un viaggio non solo nello spazio, ma anche nella memoria, nella natura e nella resilienza di chi sceglie di restare.
Tabella dei Contenuti
Un borgo sospeso nel tempo
Arrivare a Pietrapennata è già un’esperienza. La strada si inerpica tra curve e panorami che si aprono improvvisi: vallate profonde, crinali che guardano verso il mare Ionio, il profilo lontano dell’Etna che a volte, nelle giornate limpide, si lascia intravedere come un guardiano silenzioso.
Poi, ecco il borgo: un grappolo di case in pietra e cemento, molte delle quali segnate dall’abbandono, alcune ancora vive, altre ormai inghiottite dalla vegetazione.
Non è un borgo “da cartolina” rifinito per i turisti. Pietrapennata è autentica, cruda, vera. È la Calabria che resiste nonostante lo spopolamento, che conserva memorie e identità dentro muri screpolati, forni anneriti, libri dimenticati sui tavoli di legno.
E qui inizia la nostra passeggiata guidata da Arianna, che con la sua voce calma e appassionata ci accompagna tra storie, aneddoti e scoperte inattese.
Camminare tra le viuzze
Tracce di vite passate
Qui non esistevano i forni comunitari, come in altri borghi. Ogni famiglia aveva il suo forno. La popolazione era piuttosto benestante
ci racconta Arianna mentre indica un vecchio forno a legna ancora intatto. Le pietre annerite, la bocca che sembra pronta ad accogliere nuove infornate: è un pezzo di quotidianità sospesa.
Camminiamo tra vicoli stretti, archi cadenti e scale consumate. Alcune case sembrano pronte ad accogliere di nuovo la vita, altre sono ruderi che raccontano più con i vuoti che con i pieni.
Un’abitazione in particolare cattura la nostra attenzione: libri di medicina aperti su un tavolo, pagine ingiallite che testimoniano gli studi di un figlio diventato medico, partito lontano.
È un’immagine potente: da questo borgo silenzioso sono partite menti brillanti, uomini e donne che hanno trovato fortuna altrove ma che non hanno mai reciso il legame con le radici.
Storie di ritorni e resistenze
Tra i racconti di Arianna ce n’è uno che colpisce più di tutti: la storia di una donna nata a Pietrapennata, emigrata con la famiglia, ma che dopo decenni ha deciso di tornare.
Nonostante il parere di chi le stava vicino, lei ha scelto di vivere proprio qui, tra quelle mura che l’avevano vista nascere. La sua vita ha continuato nel borgo, con la pace di chi ha seguito il richiamo della propria terra.
Questa storia diventa simbolo di ciò che Pietrapennata rappresenta: non un luogo di necessità, ma di scelta.
Chi resta lo fa per amore, non per obbligo.
E in questa scelta c’è tutta la forza di una frase, detta da quella donna, e che Arianna ci cita con orgoglio:
Io non sono come l’ape che va di fiore in fiore, ma come l’edera: dove cresce, muore.
Dal borgo al canyon
Un salto nella natura e nella preistoria
Lasciato il cuore del borgo, la passeggiata continua verso il canyon. È qui che Pietrapennata rivela la sua anima naturale e selvaggia.
Le pareti si stringono, il sentiero scende e si apre uno scenario inatteso: rocce coperte di muschio, edera che da secoli intreccia i suoi rami, gocce d’acqua che filtrano e creano microclimi unici.
Qui i nostri lontani antenati vivevano. Sono state ritrovate asce e altri segni risalenti al Neolitico
spiega Arianna mentre ci mostra alcune cavità nella roccia. È impressionante pensare che proprio lì, migliaia di anni fa, comunità primitive abbiano trovato rifugio e vita.
Il miracolo della Peonia mascula
Ma il canyon non è solo storia antica: è anche un laboratorio naturale che custodisce una rarità botanica.
Arianna ci racconta la sua scoperta:
In primavera ho notato un fiore rosa acceso e l’ho fotografato. Una botanica lo ha riconosciuto: era la Peonia mascula, una specie rarissima. Non ne ha trovato uno solo, ma un intero campo, e si è commossa. Un evento incredibile a questa altitudine.
Un campo di peonie selvatiche nel cuore dell’Aspromonte: un tesoro che pochi conoscono e che deve essere protetto con cura. È la prova che la natura, quando le viene lasciato spazio, sa sorprendere con bellezze inaspettate.
Panorami che parlano
Dal canyon si risale verso i punti panoramici. Da qui lo sguardo abbraccia l’Aspromonte e arriva fino al mare. In lontananza si riconoscono i borghi di Bova e Palizzi, e nelle giornate fortunate persino l’Etna.
È un paesaggio che toglie il fiato, ma che soprattutto racconta un equilibrio fragile tra uomo e natura.
A tavola, come una volta
E come ogni esperienza in Calabria, non si può concludere senza il momento conviviale. Dopo la passeggiata, ci aspetta un pranzo preparato con prodotti locali e di stagione.
Il menù è un viaggio nei sapori autentici: un ricco antipasto con salumi, formaggi e verdure della zona; un primo che cambia in base alla disponibilità (maccheroni al ragù con ricotta salata, pesto di finocchietto selvatico, vellutata di zucca e castagne); una grigliata mista alla brace; dolce fatto in casa; acqua, vino rosso locale e caffè.
Niente bibite industriali: qui si beve quello che offre la terra. Ed è proprio questo a rendere il pranzo un prolungamento dell’esperienza, non un semplice pasto.
Un turismo diverso
Autentico, lento, umano
Pietrapennata non offre comfort di lusso né attrazioni patinate. Offre autenticità. È un’esperienza di turismo lento, che ti costringe a rallentare, ad ascoltare, a osservare.
È la dimostrazione che anche un borgo quasi abbandonato può diventare un punto di forza per un territorio, se raccontato con amore e rispetto.
Qui non si viene per consumare, ma per condividere: un cammino, un pranzo, una storia.
Informazioni pratiche
Durata: 4-5 ore (passeggiata + pranzo)
Prezzo: €42 adulti | €28 bambini fino a 12 anni | Gratis bambini fino a 5 anni
Disponibilità:
Date fisse (ottobre-dicembre): domenica 26 ottobre; domenica 9 novembre; domenica 16 novembre; domenica 30 novembre; domenica 21 dicembre; domenica 28 dicembre.
Altre date su richiesta per gruppi min. 8 adulti
Partecipanti: max 25
Incluso: visita al borgo, esplorazione canyon, pranzo tipico completo
Consigliato: scarpe da trekking, abbigliamento comodo
Visitare Pietrapennata significa vivere un’esperienza che unisce storia, natura e umanità.
È ascoltare le voci di chi ha resistito, scoprire le tracce degli antenati, lasciarsi sorprendere da un fiore raro, sedersi a tavola con piatti che parlano di identità.
Non è turismo di massa: è turismo di profondità.
E quando lasci il borgo, con il silenzio che ti accompagna e il sapore della brace ancora in bocca, capisci che Pietrapennata non è solo un luogo. È un insegnamento.
Un insegnamento che dice: “Qui non si passa. Qui si resta.”

