Amari calabresi
Il trionfo della tradizione degli amari calabresi
La Calabria nel bicchiere: un patrimonio di gusto e identità
In Calabria l’amaro è molto più di un semplice digestivo: è un simbolo di ospitalità e un vero patrimonio identitario. Al termine di un pranzo abbondante, infatti, in ogni casa calabrese non manca mai un bicchierino di liquore alle erbe offerto agli ospiti.
Non c’è famiglia senza la bottiglia di amaro calabrese pronta da stappare – spesso prodotta artigianalmente in casa – magari un bergamino, un liquore al finocchietto selvatico o un nocino, da servire ghiacciato come impone la tradizione.
Questo rito conviviale racchiude secoli di storia locale: ricette tramandate, segreti di botanica e sapori autentici che raccontano il territorio. Oggi l’amaro calabrese è riconosciuto come un prodotto d’eccellenza regionale apprezzato in tutto il mondo.
Non a caso, in questa terra si producono oltre 40 varietà di amari, ciascuno con profumi e aromi unici, figli di una natura rigogliosa e di tradizioni secolari.
Un sorso di amaro in Calabria significa assaporare la storia e i profumi del territorio, dal mare alle montagne. È il finale perfetto di ogni pasto e un autentico biglietto da visita della regione per i visitatori curiosi.
Curiosità: gli amari sono liquori ottenuti per infusione di erbe, spezie, radici, agrumi e altri ingredienti naturali in una base alcolica, tradizionalmente nati come elisir medicinali digestivi. Oggi l’Unione Europea definisce amaro un liquore aromatizzato con sostanze vegetali naturali (erbe, frutti, radici, ecc.) con un contenuto alcolico minimo del 15%. In Italia ogni regione vanta il suo amaro tipico, ma la Calabria è considerata la vera “regina” degli amari grazie alla ricchezza e varietà delle sue produzioni.
Tabella dei Contenuti
Dalle abbazie ai liquorifici
Radici storiche di una tradizione
La tradizione calabrese degli amari affonda le radici in tempi lontani, intrecciando spiritualità monastica e sapienza contadina.
Già nei secoli scorsi i monaci – sia dell’oriente bizantino che della tradizione latina cattolica – preparavano infusi di erbe officinali a scopo curativo.
La Calabria, crocevia di monachesimo orientale (proveniente da Siria, Turchia, Grecia, Nord Africa) e monachesimo occidentale, ha ereditato da questi ordini una vasta conoscenza erboristica. I monasteri calabresi producevano tinture e rosoli (antiche preparazioni liquorose) utilizzando le erbe locali, e le prime farmacie del territorio continuarono questa pratica quando la scienza era ancora principalmente erboristeria. È in questo humus culturale che nascono le ricette dei primi amari.
Ma c’è un altro fattore determinante: la biodiversità straordinaria della Calabria. Come spiega il botanico Carmine Lupia, questa regione possiede un territorio unico in cui coesistono microclimi diversissimi: da zone quasi tropicali sulle coste (con palmeti e agrumeti) fino ad aree montane d’alta quota con vegetazione alpina. In una sola stretta regione che si allunga tra due mari e montagne di 2000 metri, si attraversano tutte le fasce fito-climatiche del pianeta.
Il risultato? Una ricchezza incredibile di piante ed erbe spontanee, molte endemiche (cioè presenti solo qui), che offre una dispensa naturale senza eguali per creare liquori e amari dalle ricette uniche. È questa combinazione – tradizione erboristica monastica e ricchezza botanica – ad aver posto le basi del primato calabrese nel campo degli amari.
Sin dall’Ottocento, dunque, in Calabria si producono elisir ed amari. Alcune ricette attuali discendono direttamente da quei tempi: basti pensare che Amaro Silano veniva prodotto già intorno al 1864 a Cosenza, e l’Amaro Calabrisella nacque nel 1884 ispirandosi a una ricetta benedettina.
Nel 1908 aprì la Distilleria Tedesco a Catanzaro, attiva ancora oggi, mentre nel 1915 nasceva la Distilleria Fratelli Caffo. Anche la Real Casa borbonica, durante il Regno delle Due Sicilie, fondò distillerie nel territorio: l’azienda Moliterno di Crotone, operativa dal 1938, porta avanti proprio l’eredità delle Reali Distillerie Borboniche attive prima dell’Unità d’Italia.
Questa lunga storia spiega perché spesso dietro ogni bottiglia di amaro calabrese ci sia la storia familiare di generazioni che si tramandano l’arte liquoristica. Non a caso, alcune aziende storiche hanno oggi veri e propri musei d’impresa visitabili, dove si racconta la loro tradizione secolare. La cultura degli amari, nata come rimedio medicinale o come diletto per pochi, è diventata col tempo parte integrante del patrimonio gastronomico calabrese.
Erbe, agrumi e spezie
I segreti nel bicchiere
Cosa rende così speciali gli amari di Calabria? Senza dubbio, gli ingredienti unici che nascono in questa terra. Ogni sorso racchiude profumi di macchia mediterranea, agrumi e montagna.
Gli amari calabresi sono declinati in centinaia di essenze diverse: dal profumo inconfondibile del bergamotto e della liquirizia fino alle note balsamiche del finocchietto selvatico, dell’origano di montagna e dell’alloro.
Sono tante le piante endemiche o tipiche di qui ad entrare nelle ricette: ad esempio, l’agrume simbolo di Reggio Calabria, il bergamotto, con il suo olio essenziale prezioso (utilizzato anche in profumeria), dona un’aroma agrumato amaricante a diversi amari locali.
Non a caso esiste anche il liquore al bergamotto, un prodotto dolce ma dal gusto intenso, celebrato al Museo del Bergamotto di Reggio Calabria. Un’altra eccellenza calabrese è la liquirizia DOP della Piana di Rossano: dalle radici di Glycyrrhiza glabra si ricava un elisir nero e aromatico.
Il liquore di liquirizia (spesso proposto anche in crema) è amato per il suo gusto intenso e le proprietà digestive riconosciute – a Rossano si può visitare il Museo della Liquirizia Amarelli, storica azienda che produce liquori e confetti di liquirizia da generazioni.
Tra le spezie immancabili c’è poi il peperoncino calabrese: la “spezie sovrana” di questa terra, famosa per il suo piccante. Esiste anche un amaro al peperoncino, una specialità per palati coraggiosi che unisce il piccante al ruolo digestivo tradizionale.
Chi vuole scoprire tutto su questo ingrediente può visitare il Museo del Peperoncino a Maierà (Cosenza) o partecipare ogni anno a settembre al celebre Festival del Peperoncino di Diamante. Ancora, tra i botanicals ricorrenti negli amari calabresi troviamo camomilla, genziana e china (dalle proprietà digestive), menta e origano selvatico, bacche di ginepro, angelica, rosmarino e eucalipto, cortecce e radici amaricanti, e agrumi come arancia amara, mandarino e cedro.
Questa enorme varietà di ingredienti consente ai mastri distillatori calabresi di creare ricette fantasiose e mai banali, capaci di stupire il palato. Ogni area geografica esprime qualcosa nei suoi liquori: per esempio la Bovesìa (l’area grecanica in provincia di Reggio Calabria) offre digestivi unici con alloro, artemisia, liquirizia ed erbe selvatiche dell’Aspromonte. Allo stesso modo l’altopiano della Sila ispira amari dalle note balsamiche di pino e resine, mentre le zone costiere agrumeti e finocchio marino.
Un caso emblematico di ricetta ricca è quello del Vecchio Amaro del Capo, forse l’amaro calabrese più famoso: la sua formula segreta unisce ben 29 tra erbe, fiori, frutti e radici tipici della Calabria. Tra questi spiccano mandarino, arance dolci e amare, anice, camomilla, ginepro, liquirizia, menta e issopo – un vero concentrato di essenze mediterranee.
Non stupisce quindi che gli amari calabresi racchiudano nel loro colore e sapore tutte le caratteristiche dei territori di provenienza, come scrive l’ente turistico regionale.
Ogni bottiglia racconta un luogo: che sia la costa assolata degli agrumi, il bosco di montagna con le sue erbe amare, o la campagna odorosa di spezie, in ogni sorso c’è un po’ di Calabria. Questo legame fortissimo tra prodotto e territorio rende l’amaro un vero prodotto identitario: non solo un liquore, ma l’espressione liquida di una cultura.
La nuova giovinezza degli amari calabresi
Dopo anni in cui gli amari calabresi erano soprattutto un affare “da calabresi” – il classico souvenir che i compaesani portavano agli amici fuori regione – negli ultimi tempi si assiste a una rinascita sorprendente di questo settore.
Oggi la Calabria è considerata all’avanguardia nella produzione di amari in Italia e nel mondo. Pensate: solo cinque anni fa un articolo del New York Times indicava la Calabria come meta enogastronomica emergente, e da allora l’attenzione verso le specialità calabresi (dalla ‘nduja alla cipolla di Tropea, fino ai liquori) è esplosa. I calabresi stessi hanno riscoperto l’orgoglio per i propri prodotti e hanno iniziato a investirci con entusiasmo.
In particolare, la produzione di amari sta vivendo un vero boom imprenditoriale: accanto alle aziende storiche sono nate decine di nuove realtà, spesso guidate da giovani con idee innovative. Non passa mese senza che spunti fuori una nuova etichetta di amaro calabrese sul mercato. È un fenomeno o – come qualcuno dice – una “moda” in senso positivo: un virtuosismo produttivo che ormai dilaga in tutta la regione.
Due esempi simbolo hanno fatto da traino a questa rinascita. Il primo è il Vecchio Amaro del Capo: questo liquore, un tempo consumato quasi solo in Calabria, negli ultimi 20 anni ha conosciuto un exploit eccezionale.
Merito di Giuseppe “Nuccio” Caffo, esponente della famiglia fondatrice, che ha trasformato il loro amaro di punta da prodotto locale a marchio internazionale diffuso ovunque.
Oggi il Capo – così chiamato colloquialmente – è l’amaro più bevuto d’Italia e uno dei più popolari in assoluto. Basti pensare che da solo rappresenta circa il 35% delle vendite di amari nei supermercati italiani e che la Distilleria Caffo detiene circa il 40% del consumo di amari nel Paese. Questo successo commerciale ha trascinato l’intero comparto: dal 2021 il mercato italiano degli amari cresce stabilmente (+6,7% nel 2021), spinto proprio dall’exploit del Capo.
La Caffo, peraltro, ha saputo innovare pur nel solco della tradizione: ha lanciato varianti come il Capo Red Hot al peperoncino (che ha visto vendite schizzare +1238% in un anno, segno della curiosità del pubblico) e ha acquisito marchi storici di liquori italiani, consolidando la sua posizione di “specialista degli amari”.
Il secondo esempio è la storia di Jefferson – Amaro Importante, un amaro artigianale nato pochi anni fa nel cosentino. Nel 2018, questo amaro prodotto dal Vecchio Magazzino Doganale di Montalto Uffugo (CS) ha vinto un prestigioso premio internazionale, venendo incoronato Miglior Liquore alle erbe al mondo ai World’s Drink Awards di Londra.
È stato un vero big bang per il settore calabrese: all’estero si accorsero che dalla Calabria arrivava il miglior amaro del mondo, e in patria ciò ha innescato un orgoglio e un’imitazione diffusa. Il segreto di Jefferson, oltre alla qualità della ricetta (a base di bergamotto, arance amare e dolci, rosmarino e altre erbe locali), è stato un marketing geniale.
Il suo creatore, Ivano Trombino, ha costruito attorno al prodotto un’affascinante storytelling: la leggenda del capitano Jefferson naufragato in Calabria nel 1871 e salvato dai monaci della Sila, che gli trasmisero l’antica ricetta.
Questa narrazione – riportata anche in etichetta – ha conquistato i consumatori e dimostra l’importanza di saper comunicare il territorio attraverso un prodotto. Sull’onda di questi due successi (Capo e Jefferson), molti imprenditori calabresi hanno trovato l’ispirazione per lanciare la propria linea di liquori.
Il risultato è un fermento senza precedenti: oggi la Calabria “da bere” vanta una gamma ampia di amari, dai più tradizionali ai più innovativi, spesso pluripremiati a livello globale.
Non è un’esagerazione: Amaro Rupes, prodotto a Roccella Ionica (RC), è stato eletto Miglior amaro al mondo 2020 (World’s Best Bitter Liqueur) ai World Liqueur Awards; il già citato Jefferson ha vinto anche come Miglior Liquore al mondo nel 2018; Amaro Milone dell’azienda Lacinio di Crotone ha conquistato la medaglia d’oro 2022 come miglior amaro del mondo, grazie alle sue note di cardamomo, genziana, angelica, ginepro e agrumi. Insomma, nel firmamento internazionale dei liquori, brillano molte stelle calabresi.
Questa “onda calabra” degli amari è frutto sì di tradizione, ma anche di innovazione e voglia di sperimentare. Cambiano i consumi e le modalità di servizio: se un tempo l’amaro si sorseggiava a temperatura ambiente al bar sotto casa durante la partita a carte, oggi va di moda servirlo ghiacciato (soprattutto l’Amaro del Capo, rigorosamente a -20 °C) oppure utilizzarlo in cocktail creativi.
Proprio la mixology – l’arte della miscelazione – sta dando nuova vita agli amari, inserendoli in drink moderni e sorprendenti.
E la Calabria sta diventando protagonista anche in questo campo, come vedremo.
AmaraCalabria
Quando il cocktail sposa la tradizione
Una delle iniziative più interessanti nate di recente è AMaraCalabria, un evento che unisce tradizione e innovazione mettendo gli amari calabresi al centro di una gara di cocktail.
Si tratta di un contest di mixology ideato nel 2022 proprio a Reggio Calabria, con l’obiettivo di “raccontare la Calabria nel bicchiere”. Il nome gioca con la parola amaro e l’amore per la Calabria: ogni anno barman e barlady da tutta Italia si sfidano a colpi di shaker sul Lungomare Falcomatà di Reggio, ospiti di Piro Piro, elegante locale in riva al mare.
La scelta della location non è casuale: il lido Piro Piro, gestito da Domenico Bellantonio e Laura Saraceno, è uno dei locali più alla moda in città e grazie a AMaraCalabria si è trasformato in un vero palcoscenico nazionale dell’arte del bere miscelato.
Il contest AmaraCalabria – ideato in primis dalla giornalista enogastronomica Giovanna Pizzi insieme allo staff del Piro Piro – nasce proprio per celebrare la crescita del settore amari in regione e rendere giustizia a questa tradizione secolare che sta vivendo una nuova giovinezza.
La formula dell’evento è accattivante: i partecipanti (circa 20 bartender ogni edizione) devono creare un cocktail originale avente come protagonista uno degli amari calabresi disponibili in gara.
In pratica, l’amaro locale diventa la base per drink innovativi, abbinato ad altri ingredienti e alla fantasia dei mixologist. Nella seconda edizione (2023) erano ben 25 le etichette di amari calabresi fornite agli sfidanti, a testimonianza della ricchezza di produzione regionale. Dall’amarissimo alle erbe fino al liquore al peperoncino, ce n’era per tutti i gusti. Una sfida nella sfida, dunque, per valorizzare il prodotto in chiave moderna.
Le gare si svolgono davanti a una doppia giuria: una tecnica, composta da esperti del settore (brand ambassador di importanti aziende, giornalisti di riviste di spiriti, bartender di locali top a livello mondiale), e una giuria “simpatica” popolare formata da influencer e appassionati.
I criteri di valutazione premiano non solo il gusto e l’equilibrio del cocktail, ma anche la presentazione, la tecnica e la capacità del barman di raccontare la propria creazione legandola alla tradizione. L’idea infatti è proprio quella di raccontare la Calabria attraverso un drink, e molti concorrenti accompagnano il cocktail con storie, decorazioni e persino piccoli assaggi gastronomici locali per esaltarne il tema.
Nel giro di pochi anni AmaraCalabria è diventato uno degli eventi più attesi dell’estate reggina, attirando sponsor e l’attenzione dei media locali. Il format funziona perché unisce la riscoperta di prodotti identitari – gli amari appunto – con la creatività giovane della Calabria che innova. I risultati sono sorprendenti: ad esempio, nell’edizione 2023 ha vinto una giovanissima barlady, Cristina Familiari, con un cocktail a base di Foraffascinu (nome di un amaro artigianale calabrese dal gusto di peperoncino, agrumi e alloro).
Altri finalisti hanno utilizzato amari diversi, dal classico Vecchio Amaro del Capo alle novità come Kaciuto (un amaro piccante), a riprova che i prodotti tradizionali possono essere reinterpretati in modi nuovi. I premi in palio sono anch’essi stimolanti: stage in cocktail bar internazionali di prestigio (nel 2023 il primo premio era un’esperienza presso “L’Antiquario” di Napoli, uno dei 50 migliori bar al mondo) e visite presso aziende leader del settore spirits.
Insomma, AmaraCalabria sta contribuendo a portare i liquori calabresi “fuori dal bicchiere”, dimostrando la loro versatilità e richiamando l’attenzione di un pubblico giovane e cosmopolita.
Perché questo evento è importante anche in ottica turistica? Perché rappresenta un nuovo modo di promuovere il territorio.
Durante la serata finale, i partecipanti e il pubblico brindano sul lungomare di Reggio con vista sullo Stretto, assaggiando cocktail unici che profumano di bergamotto, liquirizia, finocchietto e peperoncino – praticamente un’esperienza sensoriale della Calabria a 360 gradi.
Manifestazioni come questa possono diventare attrattori per un turismo esperienziale, che unisce gusto e scoperta culturale. Un appassionato di cocktail potrebbe programmare un viaggio a Reggio Calabria per assistere alla finale del contest e, nel frattempo, scoprire la regione seguendo la “strada degli amari”.
Si delinea così un percorso turistico nuovo: non solo spiagge e borghi, ma anche visite alle distillerie, degustazioni guidate e musei del gusto. E infatti alcune aziende calabresi iniziano a organizzare tour nelle proprie strutture: ad esempio la Distilleria Caffo a Limbadi (VV) e il Vecchio Magazzino Doganale (CS) accolgono visitatori curiosi di vedere come nascono i loro prodotti.
In definitiva, AmaraCalabria e il fermento intorno agli amari possono fare da volano per un segmento di turismo enogastronomico ancora poco sfruttato in Calabria, mettendo in rete produttori, eventi e territori.
Gli amari calabresi da conoscere assolutamente
A questo punto, viene naturale chiedersi: quali sono i principali amari calabresi?
Ecco una selezione dei più noti e rappresentativi – autentici ambasciatori del gusto di Calabria (molti dei quali pluripremiati a livello mondiale):
- Vecchio Amaro del Capo (Distilleria Caffo) – L’amaro calabrese più famoso, simbolo della regione. Nasce a Limbadi (VV) ed è dedicato a Capo Vaticano, la località raffigurata sull’etichetta. Dal gusto dolce-amaro e aromatico, unisce 29 ingredienti botanici locali (agrumi, erbe, fiori, radici) ed è diventato l’amaro più venduto in Italia. Gradazione 35%. Da servire rigorosamente ghiacciato a -20 °C per esaltarne il sapore. Ha trainato la riscoperta degli amari italiani negli ultimi anni.
- Jefferson – Amaro Importante (Vecchio Magazzino Doganale) – Nato a Montalto Uffugo (CS), ha conquistato la scena internazionale vincendo nel 2018 il titolo di World’s Best Herbal Liqueur. Ricetta a base di bergamotto di Reggio, arance, rosmarino, eucalipto e spezie amare, ispirata a un’antica leggenda locale. Dal 2018 in poi è considerato un must tra gli amari artigianali italiani. Il suo successo ha aperto la strada a tante piccole produzioni calabresi.
- Amaro Rupes – Prodotto a Roccella Ionica (RC), prende il nome dalla rupe su cui sorge l’antico borgo. È ottenuto con infusione a freddo di 30 erbe officinali calabresi – tra cui finocchietto selvatico e liquirizia pura – macerate per almeno 20 giorni per estrarre ogni aroma. Nel 2020 ha vinto la medaglia d’oro come Miglior Amaro al Mondo ai World Liqueur Awards. Dal gusto intenso e raffinato, rappresenta il connubio tra tradizione e modernità.
- Amaro Milone – Dall’azienda Lacinio di Crotone, è un amaro relativamente recente ma con un palmarès importante: oro ai World Liqueur Awards 2022 come miglior amaro del mondo. La ricetta sposa spezie esotiche e locali: spiccano il cardamomo, la genziana, l’angelica, il ginepro e scorze di agrumi calabresi. Un amaro elegante e complesso, che testimonia l’eccellenza raggiunta anche dai piccoli produttori.
- Amaro Silano – La storia in bottiglia: prodotto fin dal XIX secolo nell’area della Sila (CS), vanta oltre 150 anni di tradizione. È uno degli amari più antichi d’Italia ancora in commercio. La ricetta originale, segreta, prevede erbe dell’altopiano silano e radici amare. Dal gusto erbaceo deciso, era noto già nell’Ottocento come elisir digestivo. Ancora oggi porta avanti la memoria degli antichi “alchimisti” calabresi.
- Amari della tradizione grecanica (es. Digestivo Kephas) – Nelle colline di Bova (RC), cuore della Calabria Greca, nasce una serie di amari tipici chiamati anche digestivi grecanici. Uno dei più noti è Kephas, ottenuto dalla ricetta di Petru i Ntoni (figura storica locale): infuso di alloro, finocchietto selvatico, liquirizia ed erbe mediterranee raccolte in zona. Dal sapore autentico, viene spesso servito freddo oppure con ghiaccio, limone e un’aggiunta di acqua tonica per un aperitivo originale. Rappresenta le radici greco-calabre nel campo dei liquori.
- Altri nomi da citare – L’elenco potrebbe continuare a lungo: Kaciuto, amaro al peperoncino prodotto nel reggino; Kalos Jero, liquore alle erbe aromatiche; la linea di amari dal nome evocativo di Qual’Italy (ben 18 varietà, tra cui il Foraffascinu vincitore del contest 2023); l’Amaro del Brigante ispirato alle leggende popolari; fino ai rosoli monastici come l’Elisir di San Francesco di Paola. Questa varietà testimonia la vitalità del settore: ogni produttore calabrese – piccolo o grande – vuole creare il proprio amaro unico, spesso valorizzando l’ingrediente tipico della sua zona (dal cedro di Calabria al miele di fichi d’India!).
Turismo degli amari
Itinerari e degustazioni in Calabria
La riscoperta degli amari calabresi non è solo un fatto commerciale, ma anche un’opportunità per arricchire l’offerta turistica regionale. Chi visita la Calabria oggi può infatti immergersi in esperienze legate ai liquori davvero interessanti.
Ad esempio, come già accennato, esistono vari musei del gusto: il Museo del Bergamotto a Reggio Calabria, il Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli a Rossano, il Museo del Peperoncino a Maierà – tutti luoghi dove scoprire storia, aneddoti e curiosità su questi prodotti e magari degustarli direttamente sul posto.
Alcune distillerie storiche aprono le porte ai visitatori. A Limbadi, la Distilleria Caffo (culla dell’Amaro del Capo) organizza visite guidate su prenotazione, mostrando gli alambicchi di rame, le botti e il processo di infusione delle 29 erbe.
Nel cosentino, il Vecchio Magazzino Doganale sta realizzando un nuovo borgo produttivo concepito anche per l’ospitalità, dove i turisti potranno passeggiare tra erbe aromatiche, assistere alle lavorazioni e degustare i loro amari direttamente in loco. Sono esperienze che uniscono cultura e piacere sensoriale, molto apprezzate dai viaggiatori enogastronomici.
Non vanno dimenticate le feste e sagre dedicate: oltre al concorso AmaraCalabria a Reggio, nelle varie province si tengono eventi come serate di degustazione di liquori artigianali, festival degli antichi sapori in cui l’amaro locale ha sempre un posto d’onore, e perfino concorsi a livello comunale per il miglior amaro casalingo.
Partecipare a queste manifestazioni significa entrare in contatto diretto con la comunità locale, che con orgoglio offre da assaggiare il frutto delle proprie tradizioni. Un turista che si trovi, ad esempio, sull’altopiano silano potrà facilmente essere invitato a fine pasto da un ristoratore ad assaggiare il “suo” amaro alle erbe fatto in casa. Sono momenti di scambio autentico che rendono il viaggio in Calabria ancora più memorabile.
Inoltre, l’amaro calabrese è un souvenir perfetto: una bottiglia, piccola o grande, da portare via con sé per rivivere a casa i sapori della vacanza. Nei borghi e città calabresi proliferano botteghe tipiche e enoteche dove è possibile trovare le diverse etichette locali, spesso con possibilità di assaggio.
Un itinerario attraverso questi negozi, dal Pollino all’Aspromonte, è di per sé un viaggio nel viaggio, alla scoperta di aromi sempre nuovi.
In conclusione, la Calabria degli amari offre un affascinante intreccio di storia, cultura e gusto.
Quello che un tempo era il bicchierino della nonna oggi è diventato un fenomeno in crescita, capace di stupire esperti internazionali e di catalizzare l’attenzione su questa regione ricca di saperi.
Gli amari calabresi, con la loro intensità aromatica ineguagliabile e le loro storie da raccontare, rappresentano appieno l’anima della Calabria: forte, autentica, generosa. Per le aziende produttrici locali sono motivo di vanto e un’opportunità di farsi conoscere (anche grazie a vetrine come il contest AMaraCalabria); per i turisti sono un invito a esplorare il territorio con i cinque sensi, sorso dopo sorso.
Dunque alziamo i calici – anzi, i bicchierini ghiacciati – e brindiamo: «A Calabria e ai suoi amari!» Un brindisi che sa di mare e monti, di passato e futuro, e che di certo lascerà ai visitatori un dolce (anzi dolce-amaro) ricordo della nostra terra.
Trasformiamo il tuo amaro in destinazione
Strategia, contenuti e partnership per vendite, turismo e reputation
Con Protur Media il tuo amaro esce dallo scaffale e diventa esperienza: brand & storytelling, shooting e PR, carte cocktail e degustazioni in distilleria, esperienze enoturistiche strutturate con il metodo Protur Chora.
Partiamo con una call di 30′: obiettivi chiari, KPI e un piano operativo.
Calabria Straordinaria. 2023. “Amari e Liquori.” Turismo Calabria. calabriastraordinaria.it.
Cronache di Gusto. 2023. “AMaraCalabria: Il Contest di Mixology con gli Amari di Calabria.” Cronache di Gusto, 21 luglio 2023. www.cronachedigusto.it.
La Cucina Italiana. 2022. “Amari Calabresi, Dalla Storia Alle Nuove Etichette.” La Cucina Italiana, 9 agosto 2022. www.lacucinaitaliana.it.
Luciano Pignataro Wine Blog. 2022. “Amari Calabresi: Storia, Produttori e Successi Internazionali.” Luciano Pignataro Wine Blog, 18 luglio 2022. www.lucianopignataro.it.
Il Sole 24 Ore. 2022. “Amari, Il Boom del Vecchio Amaro del Capo e dei Liquori Calabresi.” Il Sole 24 Ore, 25 luglio 2022. www.ilsole24ore.com.
Vecchio Magazzino Doganale. 2023. “Jefferson Amaro Importante.” Scheda tecnica ufficiale. www.vecchiomagazzinodoganale.it.
Distilleria Caffo. 2023. “Vecchio Amaro del Capo: La Storia.” Scheda ufficiale. www.caffo.com.
World Liqueur Awards. 2020. “Winners: World’s Best Liqueurs.” The Drinks Report. www.drinksreport.com.
Calabria Diretta News. 2020. “Amaro Rupes Miglior Amaro del Mondo.” Calabria Diretta News, 4 aprile 2020. www.calabriadirettanews.com.
Sono Christian Zuin, Tourism Marketing Strategist e CEO di Protur Media, agenzia di comunicazione e marketing turistico con sede a Reggio Calabria. Sono Project Manager di Visit Reggio Calabria. Mi occupo di destination management, GEO e AI search, formazione per operatori del turismo nel Mezzogiorno.


